Da perfetti sconosciuti a grandi amici in 4 giorni di kayak

Sapevate che il Nepal è altrettanto famoso per i suoi fiumi, oltre che per le sue montagne? Io e il mio compagno non lo sapevamo, ma ce ne siamo resi conto non appena abbiamo messo piede a Kathmandu

La capitale nepalese è invasa di agenzie turistiche che organizzano qualsiasi genere di attività sportiva, ma prima su tutte c'è lei: l'esperienza in kayak.

In Italia non siamo abituati a pensare al kayak come ad un'attività adrenalinica. Solitamente si va in kayak al mare o al lago, su superfici d'acqua piatta, che raramente cercano di rovesciarti. Ma il vero kayak, quello che si fa in Nepal è un altro: è essere lanciati giù lungo un fiume con niente se non un pezzo di plastica allungato sotto il sedere e una pagaia in mano, e dover remare come un matto per cercare di impedire alle onde di rovesciarti, o ai massi di farti schiantare contro di loro. Insomma, non proprio una tranquilla pagaiata.

 

Appena lo abbiamo scoperto siamo impazziti: dovevamo farlo! Abbiamo trovato un ottimo prezzo per quella che si chiama "kayak clinique", ovvero 4 giorni intensivi di kayak lungo il fiume, seguiti da altrettante notti di campeggio sulle spiagge del fiume stesso. Un'esperienza unica, anche se non facile. Soprattutto, non facile perché non eravamo solo noi: oltre a 4 guide, ci saremmo uniti ad un'altra coppia.

Ora, per una coppia di viaggiatori, viaggiare con un'altra coppia è sempre un'esperienza particolare: non si sa mai se si andrà d'accordo, che tipo di esperienze accomunano e quali allontanano e, soprattutto quando si deve condividere tutto, come in questo caso, diventa una questione delicata. Certo, il fatto che fossero matti quanto noi a imbarcarsi in questa avventura propendeva a loro favore!

 

E' sempre strano, guardando a posteriori le proprie esperienze, rendersi conto di come in pochi giorni si possa cambiare prospettiva. Inizialmente non siamo rimasti molto colpiti dai nostri compagi di viaggio: sì, stavano viaggiando a lungo termine come noi, sì, avevano fatto esperienze interessanti, ma non ci sembrava che avremmo potuto andare d'accordo. Le chiacchiere erano fredde, i silenzi prolungati.

Ma abbiamo scoperto una cosa: non c'è niente che ti aiuta a legare con qualcuno, quanto rischiare la vita insieme. Eh sì, perché anche se ciò che stavamo facendo era certamente sicuro ed eravamo circondati da persone pronte a venire in nostro soccorso, non fa comunque un bell'effetto ritrovarsi a testa in giù nell'acqua, incastrati dentro un kayak, mentre la corrente di un fiume ti sbatacchia contro le rocce.

E' una situazione che ti spinge, anzi ti obbliga, ad affrontare le tue paure. Da una parte è terrificante trovarsi rovesciati in mezzo alle rapide e, una volta sganciato il sistema di incastro che ti tiene nel kayak, ritrovarsi a nuotare in mezzo a onde e rocce, cercando anche di non lasciare andare la tua pagaia. Dall'altra, il modo per riuscire a evitare questa cosiddetta "wet exit", a meno di non essere in grado di rovesciarti nuovamente (e vi assicuro che è difficile!), è ancora più spaventoso: si chiama "T rescue".

 

Perché "T Rescue" vi chiederete? Perché si tratta di una manovra si "salvataggio" in cui due kayak si mettono a T: il "salvatore" deve posizionare la punta del suo kayak perpendicolarmente a quello rovesciato, e la persona sott'acqua dovrà aggrapparsi alla punta e usare la spinta dei fianchi per riemergere dall'acqua e tornare in posizione verticale. Sembra difficilissimo, ma in realtà è abbastanza semplice. La vera difficoltà è farlo nelle rapide. Ma, ancora più difficile, è la componente di fiducia: riuscire nel T Rescue implica che la persona sott'acqua debba fidarsi dell'arrivo di qualcuno in tempi brevi, restando pazientemente sott'acqua abbracciando il proprio kayak, per pochi secondi che però sembrano davvero INFINITI.

 

Una simile manovra, basata sulla fiducia totale in un'altra persona, come si può fare con un perfetto sconosciuto, sia esso una guida o altro? Sembra una follia. Eppure non lo è. E si è rivelato essere il modo migliore per legare con i nostri compagni di viaggio.

Ogni volta che si presentava un ostacolo, che uno di noi si rovesciava, che qualcuno aveva paura e temeva di non farcela, l'altro era lì. Con una parola di conforto o con la punta del proprio kayak, a combattere insieme le onde e le rocce. Secondo un altro principio di questo fantastico sport, che abbiamo scoperto dopo poco: due kayak uniti sono più difficili da rovesciare di uno singolo, per cui afferrando saldamente un compagno e affiancandosi, affrontando insieme le rapide che da soli sarebbero sembrate insormontabili, è più probabile uscirne indenni.

 

Bello, no? Il viaggio è esattamente così, specialmente quando si è soli. Può far paura, può sembrare insormontabile, qualcosa di più grande di noi. Ma se ci fidiamo di uno sconosciuto che ci offre la punta del suo kayak, se ci teniamo stretti nonostante le differenze...allora le probabilità di farcela aumentano esponenzialmente!

E anche quelle di avere un'esperienza straordinaria, come questa, da raccontare.

 

E se vuoi anche tu trovare i tuoi compagni di viaggio giusti cerca nel nostro sito! 

 

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