Aggiungi un posto in macchina: il deserto del Gobi con una nuova compagna di viaggio

Durante il nostro viaggio sulla mitica Transmongolica, l'epica linea ferroviaria che collega la Russia con la Cina attraversando migliaia di chilometri, io e il mio ragazzo abbiamo passato un mese nella selvaggia Mongolia

 

Una terra magica e unica, dove ci sono più animali che persone, e si vede perché cavalli, pecore e cammelli attraversano liberi le strade in continuazione; dove lo stile di vita nomade è ancora fortemente radicato, e migliaia di persone vivono nelle ger senza acqua corrente e senza elettricità; e soprattutto dove si trova uno dei più interessanti deserti del mondo: il deserto del Gobi.

 

Non volevamo lasciarci sfuggire l'occasione di visitare il deserto del Gobi, una distesa arida di che occupa metà della Mongolia e un bel pezzo di Cina, i cui paesaggi cambiano drasticamente dalla steppa alle dune di sabbia, passando per canyon rossi come il sangue e montagne granitiche. Speravamo che a Ulan Bator saremmo riusciti a trovare dei tour ad un prezzo più basso di quelli visti online prima di arrivare.....ma ci sbagliavamo.

 

Tutte le agenzie a cui ci rivolgevamo ci chiedevano cifre da capogiro, intorno ai 100 euro al giorno. Certo, ci offrivano un'esperienza completa, incluso una guida che parlasse inglese e pasti caldi presso famiglie nomadi e ger. Ma non siamo i tipi a cui piace fare un vero e proprio tour, e l'idea di scoprire la cultura nomade attraverso luoghi turistici che sfornano un pasto dopo l'altro non ci attraeva.

 

Ma come fare? Dopo giorni di ricerca finalmente riceviamo una proposta interessante: un viaggio fai da te in cui noleggiare solo un auto con autista, che ovviamente parlerà solo mongolo, e tagliare i costi di vitto e alloggio dormendo nella nostra tenda e cucinandoci il nostro cibo. Perfetto! A questo punto abbiamo solo un problema: in due questo viaggio ci costerebbe come un tour, quindi dobbiamo trovare altre persone, e abbiamo solo 48 ore per farlo. Iniziamo una ricerca frenetica e disperata sia online che offline: scriviamo su tutti i canali conosciuti e non, dai social networks ai siti di ricerca di compagni di viaggio, e quasi ci ritroviamo a fermare per strada le persone con lo zaino che incontriamo. Il tempo scorre, le ore passano, il momento della partenza si avvicina e noi abbiamo ancora la macchina vuota.

 

E poi, eccola: una ragazza ci scrive, è interessata. Si chiama Kia, è danese, sta facendo il giro dell'Asia "al contrario" rispetto al nostro, viene dal sud-est asiatico e proseguirà lungo la transiberiana verso casa. La nostra anima gemella di viaggio, praticamente. Ma...

 

Quante possibilità ci sono di andare d'accordo con un compagno di viaggio incontrato online? Stavamo per passare 6 giorni in una macchina con questa ragazza in mezzo al nulla: e se ci fossimo trovati male? Se fosse stata antipatica? Se si fosse rivelata una "piattola", rovinandoci il viaggio? Il rischio era alto, ma non avevamo tempo per pensarci. E così siamo partiti.

 

Il viaggio ha un modo tutto suo di insegnarti le cose, ma non smette mai di farlo. E una delle lezioni che si imparano più in fretta è proprio che c'è sempre un motivo per cui qualcosa accade. L'ignoto non fa paura, lo sconosciuto non è un nemico, la strada non è pericolosa. E un perfetto estraneo può diventare in pochi giorni il tuo migliore amico.

 

Non smettiamo un attimo di chiacchierare, di condividere esperienze, di ricordare il passato e pensare al futuro. Il nostro autista non parla una parola di inglese, ma in quel modo bellissimo che solo i viaggiatori conoscono scopriamo che possiamo comunicare con lui a gesti, a foto, a scambi di cibo.

 

E intanto la Mongolia scorre dal finestrino: chilometri e chilometri di nulla, steppa giallognola interrotta solo dai puntini bianchi delle ger dei nomadi e dagli animali liberi. Poi la terra inizia a tingersi di rosso, il piattume ipnotico del paesaggio si trasforma in profondi canyon: si chiamano Bayanzag, meglio conosciuti come Flaming Cliffs. Dormiamo sotto le stelle, condividendo con la nostra nuova amica e il nostro autista cibo, sorrisi e storie. Il giorno dopo proseguiamo, e la macchina comincia ad arrampicarsi sulle montagne. Percorriamo sentierini sterrati in mezzo alle rocce fino a che non intravediamo la vallata successiva: eccole lì, dorate ed enormi, le dune di sabbia.

 

Avete mai scalato una duna di sabbia? Se pensate non sia niente di difficile, ricredetevi. Ad ogni passo si scivola di nuovo a valle di svariati centimetri, è come scalare in neve fresca. Ma quando finalmente siamo in cima, il tramonto sulla vallata di sabbia davanti a noi ripaga ogni sforzo.

 

Kia sospira, si siede sulla sabbia e tira fuori dallo zaino una lattina di birra: l'ha portata con sé da Ulan Bator per condividerla con noi in questo momento. E' calda e sgasata ma non importa: è la birra migliore che abbiamo mai bevuto.

  

 

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