VIAGGIO IN ANDALUSIA E GIBILTERRA - MAGGIO 2016 : 3A TAPPA: CORDOBA

Per molti stranieri l’Andalusia è la Spagna e la Spagna è l’Andalusia, terra di gitani e toreri, di sole e flamenco, di città d’arte e paesini senza tempo, abitati da gente dalle usanze esotiche...

Tutti questi luoghi comuni hanno contribuito a creare un’immagine dell’Andalusia ben lontana dalla realtà. Che è quella di una terra molto complessa, dalla storia antichissima, che fu crogiolo delle civiltà più avanzate del mondo antico, crocevia di distinte culture e anche, per quanto sembri paradossale, terra di emigranti, di gente costretta a cercare altrove i propri mezzi di sussistenza.

Da molto tempo sognavamo di fare un viaggio in Andalusia, una terra affascinante, la terra del sole e della luce e già in inverno mi sono messo al lavoro per organizzarlo.

L’Andalusia rappresenta la propaggine più meridionale dell’Europa: dalla costa affacciata sul Mediterraneo si vedono già le montagne del Marocco. Il continente africano si trova proprio a un passo, e nello Stretto di Gibilterra dove faremo tappa questa distanza si riduce a soli 14 km. Non c’è quindi da meravigliarsi se a Siviglia si sono registrate le temperature più elevate d’Europa: addirittura 50° C. Nel pieno dell’estate, a mezzogiorno il sole è potentissimo, e la luce è assolutamente pura, africana. Il sole e la luce nella loro versione più limpida sono la condizione più normale per il cielo dell’Andalusia. Secondo le parole dello scrittore spagnolo Antonio Muñoz Molina, “gli antichi greci avevano collocato il giardino delle Esperidi in Andalusia, e sin dai tempi dei cronisti arabi fino agli ultimi viaggiatori romantici di oggi l’impressione di trovarsi in un giardino dell’Eden non è mai tramontata”. Qui tutto cresce e prospera, la varietà e la ricchezza della vegetazione subtropicale è impressionante, e l’agricoltura, grazie alle condizioni climatiche, riesce a produrre più raccolti durante l’anno. La cucina locale, che spesso utilizza ingredienti freschi del territorio, ne trae grandi vantaggi.

Ho programmato tutto il viaggio prenotando online voli, hotels e spostamenti in bus che in Spagna sono confortevoli, rapidi e puntuali. (mi ero abbondantemente documentato in merito) Solo il tratto Cordoba-Siviglia l’ effettueremo in treno. Non amo guidare e poi viaggiando tra la gente si coglie la sua umanità e la sua cultura.

 

Le tappe del viaggio:

MALAGA-GRANADA-CORDOBA-SIVIGLIA-CADICE

TAPPA A GIBILTERRA

MALAGA-RONDA-MALAGA

3a tappa Cordoba "Città dalle mille culture e dai mille colori”

13 maggio            

Impressionante e sorprendente Cordoba si presenta al visitatore di oggi come impressionante e sorprendente è stato il suo passato. Non molti sanno che nell’ XI secolo era una delle capitali più importanti d'Europa. La gente delle più diverse culture e religioni - ebrei, cristiani e musulmani convivevano pacificamente insieme a filosofi, scienziati e artisti. Approfondendo la conoscenza del background culturale di Cordoba si trovano aspetti interessanti per visitare i suoi grandi monumenti, prima di tutto, naturalmente, la famosa Mezquita, la moschea moresca. D'altra parte Cordoba è anche una città molto vivace nella migliore tradizione andalusa, una città del flamenco e la corrida, e certamente una delle destinazioni più attraenti del sud della Spagna. Córdoba rimane una città dall’ aspetto tipicamente moresco, con strade strette e tortuose, in particolare nel quartiere più vecchio del centro e, più a ovest, la Juderia (quartiere ebraico). Stamane ci spostiamo a Cordoba e, data la tarda ora alla quale siamo andati a letto ieri sera, ce la prendiamo comoda nel riorganizzare i bagagli e fare colazione. Partiamo da Granada alle 12.30 su un bus della società ALSA già apprezzata nel nostro spostamento precedente da Malaga a Granada ma stavolta restiamo veramente allibiti! A parte la fortuna di avere i posti accanto all’ uscita di sicurezza quindi posti molto comodi, un po’ come negli aerei, ma sulla console di fronte a noi abbiamo due monitors che mostrano, grazie alla telecamera posta sul davanti della vettura, la strada che percorriamo anche su una cartina! Come se non bastasse bottiglie d’ acqua e spuntino! Mancano solo le ali e decolliamo! Incredibile! I circa 200 km si percorrono in meno di tre ore con un confort indiscutibile. Durante il viaggio notiamo qualche nuvolone poco rassicurante ma poi torna il sole e ammiriamo le colline piene, zeppe di ulivi con lo sfondo della Sierra Morena. Del resto sappiamo bene, avendo avuto modo di gustarlo, che l’ olio che viene prodotto in queste zone è particolarmente apprezzato in tutto il mondo. Cordoba è una delle principali zone di produzione di olio in Spagna, con numerosissime località legate alla coltivazione dell’ulivo e vanta inoltre diverse piante  centenarie in località come Almedinilla, Baena, Luque, Montilla, Priego de Córdoba e Lucena. Altra gradita sorpresa il nostro albergo El Conquistador che oltre ad essere ubicato in  Calle Magistral González Francés, ovvero la strada che costeggia ad ovest la famosa Mezquita, è un 4 stelle tutte meritate! Ciliegine sulla torta il magnifico patio interno fiorito e la zona degli scavi archeologici lasciati a vista che sono stati inglobati nell’ hotel. Ottima operazione architettonica! Senza contare la finestra della camera che affaccia sulla mezquita! Abbiamo un po’ di fame e cerchiamo un Bar-tapas. Vediamo una discreta folla davanti ad un negozio e ci avviciniamo. Scopriamo che è il Bar Santos famoso per la sua tortilla! Non esitiamo: tortillas e ottima birra spagnola! Rifocillati andiamo in cerca di un “patio”, vi spiego il perché. La “Fiesta de los patios di Cordoba” che si tiene in questo periodo è una delle celebrazioni elencate come Interesse Turistico Nazionale e viene celebrato come un concorso di solito e si svolge in diversi quartieri di Córdoba: nell’ Alcazar Viejo, forse il più caratteristico, ma anche in altri, come il San Basilio, il Santa Marina o il quartiere ebraico. In albergo ci hanno dato la mappa dei patio che partecipano ma sono tutti molto affollati, poi per fortuna ne troviamo uno con solo una coppia di turisti. Ci è andata bene! Foto e video sono d’ obbligo! A proposito di fiori non manchiamo di vedere pure il Callejas de las flores, un vicolo cieco dietro  la facciata nord della moschea, da cui si gode una splendida vista della torre della cattedrale. Si tratta di una tipica via andalusa con le case imbiancate a calce e balconi fioriti. Ci allunghiamo alla Plaza Agrupacion de Cofradias dove notiamo tanti turisti e abitanti di Cordoba che in questo giorno mite e soleggiato popolano i tavolini dei bar poi ci  dirigiamo verso l’ “Alcazar de los Reyes Cristianos”, il luogo in cui più di 500 anni fa i Re Cattolici accolsero Cristoforo Colombo. È tuttora avvolto da un’aura storica che si percepisce in ogni suo angolo. All’ ingresso cavallo e cavaliere della scuola di equitazione di Cordoba. Costruito nel XIV secolo sul suolo che tradizionalmente veniva occupato dai bastioni dei reggenti cordovani, questo castello ha subito varie trasformazioni. Fu costruito nel 1328 per ordine di Alfonso XI, ma prende il nome dai re cattolici Isabella e Fernando di Castiglia, che vi abitarono nella seconda metà del XV secolo, mentre preparavano la battaglia contro il regno musulmano di Granada. Ci impressiona  la sua maestosità come fortezza ma tuttavia, all’interno, sono rimasti di quell’epoca solo i bagni in stile mudéjar. Questi vennero realizzati ad uso esclusivo del re Alfonso XI seguendo la struttura dei bagni arabi ereditati dalla dominazione musulmana, poichè il “bagno” era un elemento tipico dell’architettura araba e fino ad allora sconosciuto ai cristiani. L’ Alcazar è un edificio quadrangolare, notevole per le sue possenti mura e le quattro torri: “Los Leones”, la “Del Homenaje”, de “La Inquisición” e “Las Palomas”. La Torre dei Leoni contiene soffitti che sono l'esempio più notevole di architettura gotica in Andalusia finemente decorato. All'interno, l'Alcázar ospita mosaici romani e sarcofagi del II e III secolo, così come le terme arabe (ora utilizzate per i matrimoni) e gli incantevoli giardini con fontane e vasche che si estendono laddove, un tempo, vi era l’orto e rappresentano oggi un’oasi di pace al centro di una città moderna. Notiamo che si stanno effettuando ancora scavi per ricerche archeologiche. Saliamo con una ripida scala a chiocciola sulla torre per vedere il panorama dall'alto. In una di queste torri Colombo ha incontrato Isabella di Castiglia per la prima volta, qui è nata l'idea della spedizione che avrebbe cambiato il mondo anche se voleva solo  scoprire una rotta nuova per le Indie, affrontando l'ignoto nell'oceano Atlantico. La Regina Isabella restò affascinata dalle immense possibilità di questa impresa e decise di finanziare il navigatore genovese. Mi viene da pensare che rimase anche affascinata dal navigatore genovese……Chissà…Arriviamo finalmente alle grandi vasche dei giardini e passeggiare fra i fiori all'ombra delle piante di aranci è un vero piacere. Gli unici suoni sono lo scorrere dell'acqua delle fontane e il vocio  sommesso degli altri visitatori. E' un posto talmente bello e pieno di pace che vorremmo fermarci qui tutta la giornata. In uno dei viali del giardino c’è il gruppo marmoreo che raffigura l'incontro fra Cristoforo Colombo ed i Reyes Cristianos, Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona. Continuiamo la nostra visita ai posti significativi della città e arriviamo ai “Banos del Alcazar Califales” bagni o hammam che forse sono stati i più importanti della città. Abluzioni e la pulizia corporale costituivano una parte essenziale nella vita di un musulmano; precedevano la preghiera obbligatoria, oltre ad essere un rito sociale. Realizzati sotto il Califfato di Alhakem II, formano una serie di ambienti con muri a bugnato e coperti da volte (dove compaiono i caratteristici lucernari a forma di stella, che abbiamo già visto a Granada), sostenuta da archi a tutto sesto su capitelli e colonne di marmo. Un museo ricrea in modo efficace la storia sociale e religiosa dei bagni e i loro usi. Torniamo verso Plaza de la Vallinas alla Puerta del Puente dove c’ è il monumento chiamato “El Triunfo de San Rafael”, eretto in devozione dell’ Arcangelo, che risale al XVII secolo negli anni in cui la città ebbe una grave epidemia di peste . Secondo la tradizione, San Rafael apparve in sogno a padre Andres del Roelas per dare un messaggio che avrebbe salvato Córdoba dell'epidemia. Attraversiamo la Puerta del Puente e percorriamo il ponte sul fiume Guadalquivir realizzato dai romani sotto l’impero di Augusto e che faceva parte della Via Augusta ed in seguito ricostruito dai mori. È composto da sedici archi ed ha una lunghezza di circa 250 metri fino alla sponda opposta dove c’ è la Torre de la Callahora, maestoso fortino costruito dagli arabi per sorvegliare l’accesso al ponte e in origine era formato da due torri unite tra loro da un arco. Nei pressi del ponte si conservano i resti di antichi mulini da grano, tra i quali quello di Albolafia, parzialmente ricostruito dal Comune della città. La sua funzione iniziale era quello di fornire acqua per l'irrigazione dei frutteti dell’  Alcázar ma in seguito divenne mulino. Nel 1492, la regina Isabella , durante il suo soggiorno nell’ Alcazar, ordinò di rimuovere la ruota non  sopportando il rumore che produceva… Grazie al solito suggerimento avuto in albergo ceniamo alla Taberna Salinas. Questa taverna affonda le sue origini nel lontano 1879, quando fu aperta per la prima volta ed è oggi un punto di riferimento gastronomico della città. Situato nel centro storico cittadino e a soli 50 metri di distanza dal Tempio Romano uno dei monumenti della città che confermano la dominazione romana (si presume sia stato di grande dimensioni, almeno 80 metri di lunghezza per 60 di larghezza) e da Plaza de las Tendillas, questo tradizionale locale è molto apprezzato e frequentato e alla sua fama  ha contribuito il fatto che molti turisti vi approdano volentieri per rifocillarsi durante la loro esplorazione della città. La decorazione interna è andalusa e sulle pareti sono presenti diverse opere del famoso pittore cordovano Rafael Pineda, che ritraggono gli angoli più belli della città. Il baricentro di questa taverna è rappresentato dal “patio” che collega le altre sale del locale. Specialità provate: melanzane fritte al miele e coda di toro! Il ritorno all’ albergo si presenta arduo…la birra ha prodotto il suo effetto ma ce la facciamo ad allungarci a Plaza del las Tendillas posta sul punto di confine tra il centro storico e il centro moderno della città  ed è conosciuta anche per l’orologio che segna le ore con accordi di chitarra. Su quest’emblematica piazza, il cui nome deriva dall’immensa quantità di piccoli negozi che la popolavano in epoche passate vi sfociano le principali vie commerciali ed al centro è posta la statua di Gonzalo Fernández di Córdoba, conosciuto anche come il “Gran Capitán”.

14 maggio

Oggi visita alla Mezquita-Cattedrale di Cordoba.

Realizzata nel XVI secolo su decisione del Vescovo del Duomo che desiderava un santuario più sontuoso all'interno della Mezquita e,  come accadde per altri edifici, anche la sua costruzione di questa sala ebbe il significato di una dimostrazione artistica del trionfo del Cristianesimo sull'Islam.

Entriamo attraversando la “Porta del Perdono” (dove cioè i penitenti ricevevano l’ assoluzione) e ci troviamo nel  vasto Patio de Los Naranjos (Cortile degli Aranci), con varie fontane tra cui quella d’ Almanzor del secolo X. Sul patio incombe il minareto di Abd-al-rahman III, che fu inglobato in una torre-campanaria barocca alta 93 mt verso la fine del secolo XVI. La Mezquita di Córdoba, oggi cattedrale, è senz’ ombra di dubbio uno dei monumenti più spettacolari del mondo e quindi la principale attrazione della città. Ogni anno, più di un milione di turisti provenienti da ogni angolo della terra accorrono a Córdoba per ammirare questo particolare monumento, nel quale si accostano, convivendo in perfetta simbiosi, stili orientali ed occidentali. Le sue vaste dimensioni (23.400 m² di superficie) impressionano i suoi visitatori che, varcata la soglia del portone, si sentono immediatamente trasportati indietro nel tempo. Entrando ci sentiamo immersi in un vero bosco di colonne e archi in cui il colore e le ombre giocano un ruolo importante. Oggi si conservano 856 colonne delle 1013 esistenti prima dello smantellamento fatto per realizzare la costruzione della cattedrale cristiana. Osserviamo le meraviglie del mihrab e la formidabile cupola che lo precede, così come le tre cupole della maqsura (posto riservato al califfo). Osserviamo  i due pulpiti di Michel de Verdiguier, lo spettacolare coro e la silleria (sedili) barocca . Il Tesoro della Cattedrale si trova nella Capilla del Cardenal ed è formato da opere risalenti ai secoli XV fino al XX, tra cui spicca la spettacolare opera riguardante la custodia del Corpus Christi. E' in oro ed argento, pesante circa 200 chili; viene trasportato per le vie della città il giorno del Corpus Domini. In una delle teche del tesoro individuo una statuetta in marmo della Madonna incredibilmente simile a quella che posseggo ma realizzata in alabastro! Un veloce spuntino e saliamo sulla torre campanaria. Oltre 200 scalini ma la vista che si gode sulla città è incomparabile!

Scendiamo e cerchiamo i souvenirs da portare in Italia.

In zona vediamo la statua dedicata a Maimonides, grande filosofo ebreo che emerse sotto il dominio musulmano. Precorrendo i tempi egli diede l’impostazione di uno dei più importanti esempi della storia di tolleranza interreligiosa. Tra il 711 e il 1085, musulmani, ebrei e cristiani vivevano in Andalusia (il nome dato alla Spagna musulmana) in un relativo stato di armonia, che era assolutamente impensabile in altre città europee. Questo stato di tolleranza porta il suo nome. Vi consiglio di approfondire la conoscenza di Maimonides, ne vale la pena. Significativa la sua affermazione riferendoci alle trasformazioni che avvengono nel mondo occidentale:

“Non c’è unità a tutti tranne nel credere che c’è un’ essenza semplice in cui non c’è complessità o molteplicità delle nozioni, ma solo una nozione; in modo che da qualsiasi angolazione la si consideri e da qualunque punto di vista lo si considera, troverete che è uno, non diviso.”

Altra statua dedicata ad un altro personaggio di Cordoba, Averroè, la troviamo poco distante. In un ambiente attraente, di fronte alle mura della città, si erge la statua di un uomo seduto, assorto nei suoi pensieri ma rivelando nel suo sguardo tutta l’ energia interiore. Averroè, il più eccezionale di tutti gli scrittori arabi di Cordoba e probabilmente il filosofo più influente del mondo arabo ebbe il grande merito di influenzare il pensiero europeo. Vi invito a documentarvi in merito.

Nel quartiere ebraico, il ristorante El Patio Andaluz, situato in un edificio del XVIII secolo, ha un cortile con un caratteristico pozzo centrale ornato di fiori freschi tutto l'anno, ed altre cinque stanze distribuite su tre piani. Arriviamo un po’ troppo presto (il ristorante va in funzione alle 20.30) ma Alfonso un simpatico cameriere ci accoglie in modo sorridente, ci fa accomodare portandoci subito delle ottime olive farcite e almendras fritas (mandorle fritte salate). L’ inizio è ottimo! Poi ordiniamo habitas con jamon (fave tenere fritte con jamon serrano) e patatas bravas ( patate fritte con peperoncino   e paprika). Intanto arriva un gruppo di giapponesi e facciamo subito amicizia con una coppia seduta al tavolo accanto al nostro. Molto affabili e ciarlieri! Il ristorante è un luogo idilliaco per godere di un menù ampio e vario per tutti i gusti e clienti, adatto a tutte le possibilità e servizi di alta qualità. Offre sia il servizio a la carte che a menu, cucina tradizionale andalusa, sempre puntando sulla freschezza e la qualità dei prodotti di stagione. Prima di tornare in albergo passeggiamo per il lungofiume Calle Ronda de Isasa da cui ammiriamo il Ponte Romano di notte, immagine che ci accommiata da Cordoba. Domani partenza per Siviglia.