Viaggio in Madagascar: il rito della Famadihana

E poi ti ritrovi in una folla festosa che danza, canta, suona sollevando sabbia rossa in una fredda ma luminosissima giornata invernale africana. No, non si sposa nessuno. E’ un funerale, o meglio una Famadihana.

Se non fosse per la nostra guida non saremmo qui, in un villaggio piccolissimo vicino Antsirabe. Non si partecipa senza invito ad una Famadihana. Ed è alla mia guida che chiedo spiegazioni su questo festoso rituale funebre.

Si, perché la Famadihana, non è altro che un secondo funerale, importante quanto il primo nella cultura delle tribù che vivono sugli altipiani malgasci.

La cerimonia consiste nel riesumare i corpi dei morti e nel cambiare il velo di seta che li avvolge nella tomba. Il rito si celebra durante l’inverno australe, tra i mesi di giugno e settembre. Si narra che un antenato appaia in sogno a uno dei suoi discendenti per lamentarsi del freddo: la famiglia allora consulta un indovino astrologo per conoscere la data propizia per celebrare il rituale.

 

 

Non esiste una Famadihana senza musica, che rende omaggio agli antenati e diverte i vivi. Del resto deve essere un evento lieto. Nonostante questo, ho avuto modo di vedere nella folla festosa un ragazzo che in modo discreto piange accarezzando la stola di seta che avvolge la persona amata.

Ma andiamo con ordine. Arriviamo in un piccolo villaggio vicino Antsirabe la mattina, con la nostra offerta per la famiglia del defunto. Consegniamo la busta con i soldi al capofamiglia che annota meticolosamente il contributo di tutti su un quaderno. Arrivano numerosi anche dai villaggi vicini, ognuno con la propria offerta economica o con del rum arrangè, sempre apprezzatissimo.

 

La famiglia che ha organizzato la festa, ha predisposto un tavolo a ferro di cavallo nei pressi della propria casa dove tutti a turno possono sedersi per mangiare. Per l’occasione vengono cucinate tonnellate di riso, accompagnate da maiale e piselli. Famiglie più ricche servono zebù al posto del maiale, ma nel nostro caso dovremo accontentarci di quatto maialini sacrificati per l’occasione.

Il pranzo viene cucinato in enormi pentoloni sui fornelli scaldati dalla brace, alimentata dagli uomini del villaggio, che solo per l’occasione si mettono in “cucina”. Che siano bravi cuochi è difficile dirlo, soprattutto perché il tasso alcolico è altissimo già nelle prime ore della giornata.

 


Nel villaggio sono stati anche allestiti dei chioschetti per la vendita di caramelle, birre e rum. La famiglia che ha organizzato i festeggiamenti evidentemente non può anche sostenere le necessità alcoliche di tutti i festanti. E basta un attimo a capire il perché..

Quando verso le 14.00 sono tutti sazi di riso, maiale e rum, ci si prepara al rito. La musica diventa sempre più forte, man mano che la folla festosa e la banda si avvicinano da un altro villaggio. Le note di una melodia sono appena percepibili, sotto una confusione di suoni casuali. Ballano praticamente tutti, bimbi e adulti, sbandierando il drappo malgascio e le stuoie che accoglieranno i corpi dei cari defunti. Il corteo danzando arriva a casa della famiglia e li accompagna verso il luogo della sepoltura.

 

La tomba di famiglia in pietra bianca è ora circondata da una folla colorata e festosa, che prende posto per assistere al rituale. Io mi sistemo su una piccola curva del terreno per vedere meglio, ma mi tengo ad una giusta distanza dall’ingresso della tomba per rispetto. Il cielo azzurro, così intenso da sembrare dipinto, contrasta con i mille colori dei vestiti, dei cappelli e delle coperte spesso usate come cappotti.

Il capo villaggio tiene un discorso solenne, che per gran parte verte sull’importanza di non ubriacarsi durante la cerimonia! Intanto la banda intona le note dell’inno malgascio, mentre tutti ascoltano in silenzio, scoprendo il capo. Le bandiere sventolano sulle teste di tutti, in uno strano connubio tra sacro e profano.

 


Finalmente la tomba viene aperta e una persona vi entra, per recuperare i corpi dei defunti. Uno per uno, nella sua stola di seta viene passato sulle teste e posato su una stuoia di paglia. I cari si prendono cura dei defunti, cambiando la stola e profumandoli. Poi i corpi vengono restituiti alla loro sepoltura per altri cinque anni.

E la festa continua, fino a notte.

 Guarda il video della festa: 

 

Aggiungi Commento

biuquote
  • Commento
  • Anteprima
Loading


chiudi
Seguici anche su Facebook, metti Like sulla pagina
chiudi

Ciao, ti va di dirci qualcosa in più di te?

Nome

Cognome

Email  (obbligatoria)

Quale è il paese che hai visitato che conosci meglio o ti è piaciuto di più?

Quale è il prossimo paese che ti piacerebbe visitare?

Oppure se vuoi scrivere sul blog registrati qui