VIAGGIO IN SUD AMERICA: ARGENTINA E CILE - II TAPPA

Argentina e Cile

seconda tappa

 

San Pedro de Atacama

Da Bariloche ho preso il secondo ed ultimo volo del viaggio, arrivando a Salta: dopo l’ennesima parrilla sono partito all’una di notte per San Pedro de Atacama, in Cile. La prima vista di San Pedro è stata già spettacolare: vulcani di 5/6000 metri, tra cui spiccava il Licancabur, già visto in un altro viaggio dalla Laguna Verde in Bolivia. San Pedro è una cittadina tranquilla con paesaggi mozzafiato vicino: lagune, deserti e stellate incredibili la notte (il tour astronomico notturno è stato veramente un qualcosa di unico, e la vista di Giove e di quattro dei suoi satelliti con il cannocchiale mi rimarrà impressa per molto tempo). Nel frattempo che apprezzavo queste meraviglie naturali, vengo a sapere che il salar di Uyuni è secco, e non pieno d’acqua come avrei voluto: dato che lo avevo già visto secco, ho deciso di cambiare idea sul prosieguo del viaggio e scalare il vulcano Licancabur.

 La scalata del Vulcano

Il primo problema di questa scalata è stato il fatto che non ho trovato compagnia: tutte le agenzie turistiche di San Pedro che cercavano di organizzare questa scalata (al ‘modico’ prezzo di 300 euro) mi dicevano che nessuno avrebbe voluto scalare il Licancabur nei prossimi giorni. Ho trovato così una seconda opzione: aggregarmi ad un tour che viaggiava verso Uyuni e fermarmi al rifugio alla base del vulcano. Arrivato all’ostello, mi dicono che avrei dovuto aspettare la guida fino alle due del pomeriggio; nel frattempo faccio conoscenza con due tedeschi di 18 anni che sarebbero saliti con me e altri quattro tedeschi che sarebbero saliti con un tour organizzato boliviano. Appena arrivata la guida, mi chiede se sono allenato e se sono abituato all’altitudine: prima risposta positiva, seconda dubbiosa. Partiamo dall’ostello alle tre di mattina, iniziando il cammino da 4700 metri alle 3.30 di mattina; a 5000 metri due tedeschi, partiti prima di noi, tornano indietro; a 5100 metri la ragazza tedesca di 18 anni soffre i primi problemi respiratori; a 5300 metri sorpassiamo il gruppo partito prima di noi; a 5600 metri le energie vengono meno, costringendomi a salire con battiti cardiaci molto alti con un ritmo che definire blando è dir poco. Decido di aspettare il gruppo più lento, ma non riesco comunque a seguire il loro ritmo: arrivo in cima a 5920 metri ed è stata una soddisfazione immensa, con viste sulla laguna all’interno del cono vulcanico e sulla laguna Verde e Blanca, nonché ovviamente gli altri vulcani. In discesa perdo il contatto visivo con il secondo gruppo e sbaglio strada: per fortuna la guida mi aveva aspettato e mi ha ‘richiamato’ verso la strada corretta. Ritornato finalmente al ‘mio’ gruppo, ho un piccolo battibecco con la mia guida originale che mi dice che forse non ero preparatissimo: io rispondo che ho sofferto l’altitudine più di quanto mi sarei aspettato, forse anche per il ritmo iniziale molto sostenuto. La guida non accetta la mia risposta, dicendo che siamo saliti piano: in realtà siamo tornati al rifugio alle 11.30, 2.30 ore prima dell’orario previsto: riesco a prendere al volo il bus per tornare a San Pedro, soddisfazione immensa per aver salito il vulcano, tutti felici e di nuovo amici.

Il costo di questa ‘spedizione’ è inoltre sceso da 300 euro a 60, classica conferma di come i viaggi indipendenti siano migliori.

Ritorno in Argentina

Da San Pedro ho ripreso il bus per tornare in Argentina, ma stavolta con destinazione Purmamarca. Questa volta il viaggio è stato diurno e ciò mi ha permesso di osservare una strada incredibile, con vulcani, deserti, salinas e canyon. Da Purmamarca sono partito subito con direzione Humahuaca: la mia idea era fermarmi qui due notti, ma il carnevale ha fatto sì che mi fermassi quattro notti. Il carnevale è stato una bella esperienza: feste infinite, fernet&cola offerto da tutti, tanto alcol e tanta felicità, il tutto a trenta minuti di distanza da Hornocal, il cierro de 14 colores. Ho lasciato una maglietta come ringraziamento alla Pachamama (Madre Terra) e per l’entierro del Diablo (il carnevale inizia con la cerimonia del desentierro, ossia il diavolo esce dalle viscere della terra).

Dopo quattro giorni di festa, sono tornato a Salta, godendomi le empanadas e un bel panorama della città.

Da Salta volo fino a Buenos Aires, ultima parrilla e ritorno a casa. 

 

 

E’ stato il mio quinto viaggio in Sudamerica, però non ci tornavo da giugno 2014. Da quel giugno ho viaggiato soprattutto in Asia: devo ammettere che il mio cuore è oltre l’oceano Atlantico, forse per una cultura più vicina alla nostra (soprattutto in Argentina) ma anche per il cibo, la gente, gli alcolici e gli analcolici (mate). Dicono che i francesi siano i nostri cugini, ma ho la certezza che gli argentini meritano di più questo ruolo.

 

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