COSA VEDERE A SAN FRANCISCO CALIFORNIA

"The American Way Of Life"

Viaggio di Carlo 2008

 

9 aerei (2 ad elica) e 2 elicotteri, sono i mezzi utilizzati nel nostro viaggio nella West Coast  che, passando per San Francisco e  Los Angeles ci ha uniti ai milioni di turisti che non riescono a sottrarsi al fascino di questa terra. Anche l’ entroterra offre una natura incredibile: maestose montagne, splendidi laghi, affascinanti deserti. 

1a tappa  SAN FRANCISCO – “L’ EUROPEA“

La sua posizione unica su una baia che si affaccia sul Pacifico, le storiche cable cars, i quartieri caratteristici come Chinatown e North Beach, l’ indaffarata Market Street, il Fisherman’ s Wharf e il Golden Gate Bridge hanno reso la “Parigi dell’ ovest statunitense” una meta di viaggio molto amata.

1° Giorno - 26 Agosto

Partiamo dall’ aeroporto di Napoli e dopo tappa a Roma arriviamo a New York con un volo American Airlines il cui pilota Bob Tamburini è al suo ultimo viaggio prima della pensione. Come cerimonia di commiato per il comandante, all'atterraggio i mezzi antincendio dell'aeroporto bagnano copiosamente l'aereo. Sarà l’ abbondante acqua versata sull’ aereo, certo è che un motore di quest’ ultimo viene lungamente curato da un meccanico….. La “cura” si protrae per davvero troppo tempo e i passeggeri iniziano a essere fortemente preoccupati! Per fortuna decidono di cambiare aeromobile! Per Fortuna! Arriviamo a San Francisco con molto ritardo e cerchiamo di recuperare il sonno perso l'Handelery Hotel in centro della città, vicinissimo a Union Square. 

                                

    

2° giorno

Iniziamo la nostra visita della città di buon’ ora iniziando proprio da Union Square la piazza centrale di S Francisco che prende il nome dalle manifestazioni di supporto per l'esercito nordista che vi si tenevano durante la Guerra di Secessione. Qui si trovano dei grandi magazzini, Macy’s, Nordstrom’s, Neiman Marcus e Gump, e anche grandi alberghi, librerie d’ antiquariato e boutique di firme famose. Al 140 di Maiden Lane ci fermiamo ad un negozio progettato dal famoso architetto F.L. Wright, che è il precursore del Guggenheim Museum di New York in quanto è in questo negozio che fu sperimentata l’esposizione lungo una rampa che si ritrova nel famoso museo.  

Da Union Square si percorre Mason Street e ci rechiamo al Visitors Information Center pieno di opuscoli sulla città e dove acquistiamo il City Pass per circolare a prezzo scontato sui mezzi pubblici. A poca distanza c’ è la piattaforma girevole delle “cable cars”  dove le vetture, che procedono in una sola direzione,  dopo la discesa dei passeggeri vengono spinte manualmente sulla piattaforma e ruotate (sempre a spinta!) da controllore e manovratore. I clienti in attesa della corsa assistono ad un incessante andirivieni di musicisti ambulanti, gente in giro per shopping, turisti e impiegati. E’ uno spettacolo! Prendiamo la cable car che ci porterà a Chinatown dove i cinesi si insediarono nel lontano 1850. 

Grant Avenue è la Chinatown turistica, con i suo portale d’ ingresso (tipica dei quartieri cinesi)  detto anche “Porta del drago”, i lampioni dorati, i tetti a pagoda e gli empori zeppi fino al soffitto. Lungo la Grant Avenue scorgiamo la Old St Mary’s Cathedral: prima cattedrale cattolica della città costruita nel 1854. Più avanti il Chinese Cultural Center e di fronte la Portsmouth Plaza, il centro sociale di Chinatown, dove la mattina la gente si esercita al “t’ai chi” e da mezzogiorno si raduna per giocare a dama ed alle carte. Sembra davvero di essere nel lontano Oriente!

  

Proseguiamo fino al Cable Car Barn, che è la centrale motrice del sistema di tram, ma anche un interessante museo. Dentro si trovano le macchine e le ruote che avvolgono i cavi tramite un complicato sistema di canali e di pulegge sottoerraneo. Più avanti c’ è la Transamerica Pyramid che, con i suoi 48 piani e i 256 mt è l’ edificio più alto della città che stona un poco rispetto agli edifici della zona storica (vicinissima) di Jackson Square coi suoi stupendi negozi di antiquariato.

 

A piedi arriviamo fino al Fisherman’s Wharf dove nel tardo XIX secolo furono proprio gli italiani, e in particolare i pescatori genovesi e siciliani che fondarono l’ industria della pesca di San Francisco. Li sorge il Pier 39 che vale la visita: si tratta di un molo nato nel 1905, ristrutturato a fine anni 70 per dargli l’aspetto di un villaggio di pescatori e che ospita oggi molti negozi distribuiti su due livelli.  Gli artisti di strada e i divertimenti sono popolarissimi e non poteva mancare un bluesman che mi prende totalmente! Ma dalla buona musica passiamo ai versi di una colonia di  circa 300 leoni marini che, da gennaio e sono ospitati sulle banchine del Pier 39; delizia dei turisti ma davvero bel fastidio per gli abitanti. Dal molo si vede il Golden Gate che visiteremo subito dopo. Subito? Magari! Il Golden Gate è abbastanza lontano ma ci consola il fatto di arrivarci con un cosiddetto “tram storico”. Infatti la linea tramviaria che porta al Golden Gate Bridge usa vetture di tram provenienti da tutto il mondo: noi saliamo su uno milanese!

    

 

 

Ed ecco arriviamo al famosissimo ponte sospeso di San Francisco - il Golden Gate, monumento famosissimo in tutto il mondo che offre panorami mozzafiato dalle addirittura sei corsie per i veicoli più una per i pedoni. Ci incamminiamo verso la metà del ponte fra fredde raffiche di vento ma siamo compensati da una meravigliosa vista sulla baia verso la città ed anche sull’isola di Alcatraz dove una volta sorgeva l'omonimo penitenziario. Torniamo verso l’albergo passando per la famosa Lombard Street, che con una pendenza del 27% ad inizio 900 era troppo ripida e non permetteva che i veicoli la potessero salire. Negli anni ’20 fu dunque ristrutturata e venne attenuata la pendenza tramite otto lunghe curve. Oggi è nota come la “via più tortuosa del mondo”. Le automobili,la percorrono solo in discesa e i pedoni si servono di scalini. Come primo giorno siamo abbastanza soddisfatti e…stanchi. Vicino all’ albergo ci accoglie un gruppo di bluesmen che ci delizia l’ udito.  San Francisco è anche questo!

3° giorno

Oltre l’indaffaratissima Market Street si trova Yerba Buena Gardens con il suo Center for the Arts, il più grande centro culturale della città, il Contemporary Jewish Museum ed al lato opposto il museo d’ arte moderna e contemporanea (SFSMOMA). La costruzione del Moscone Center, il più grande centro congressi della città, diede avvio al progetti ambiziosi: residenze, alberghi, musei, gallerie, negozi, ristoranti e giardini. Nell’ Esplanade Gardens si può passeggiare e rilassarci come i tanti cinesi che  praticano il “t’ai chi” o che provano un balletto che servirà per una festa programmata la stessa sera.  Una delle insegnanti cerca di insegnare a Bianca qualche passo di danza……Meglio che si diverta nel vicino parco giochi tra scivoli ed altalene! 

   

Percorriamo Market Street ed arriviamo all’Embarcadero Center. Migliaia di impiegati e di clienti ne usano gli spazi aperti per riposare al sole e prnanzare. Quattro torri separate si innalzano di 35-45 piani sopra le piazze alberate e i passaggi pedonali sopraelevatii. L’ interno più spettacolare dell’ Embarcadero center è l’ atrio dello Hyatt Regency Hotel con un immenso globo scolpito da Charles Perry, intitolato Eclipse. Gli ascensori di vetro vanno su e giù lungo una parete portando i clienti del ristorante rotante  sul tetto “ Equinox”.

Lungo la strada che ci porta al molo di imbarco  per Alcatraz passiamo per la Levi’s Plaza dove si trova la sede centrale della Levi Strauss, la fabbrica di blue jeans. La piazza è costellata di rocce di granito tra l’acqua che scorre a evocare lo scenario dei canyon della Sierra Nevada in cui lavoravano i minatori che  furono i primi ad inossare i famosi Jeans! Arriviamo al molo e ci  imbarchiamo per arrivare alla famosa isola dopo un tragitto di un miglio e mezzo. La prigione di massima sicurezza il cui nome in spagnolo significa “pellicano” fu soprannominata “The Rock” dai detenuti, 264 dei più duri criminali del paese tra cui ci fu anche il famigerato gangster Al Capone! La visita si protrae per oltre due ore e ci lascia scossi al pensiero che le celle misuravano solo 1,5 per 2,7mt, anche se io per sdrammatizzare avevo simulato una fuga... tutto ciò ci ha fatto pensare alla terribile vita dei detenuti: il clima era terribile in quanto l’ isola è battuta da venti gelidi anche in piena estate! Riprendiamo il traghetto del ritorno  godendo lo stupendo spettacolo della baia con lo sfondo del Golden Gate.  A cena andiamo al solito simpatico ristorantino vicino all’ albergo, tappezzato di foto aventi come soggetti personaggi del base-ball ed allietato da un pianista-bar simpaticissimo. Questa volta mi avvicino e si accorgono che sono italiano. Quando poi dico che sono di Napoli, subito parte “O sole mio” e mi coinvolgono a cantare in napoletano! Peccato che non ho la videocamera e non posso essere immortalato a San Francisco come lo fui al Cairo tre anni fa o a Stoccolma

             

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4° giorno

Altra corsa in cable car ed eccoci ad Hide Street Pier, il molo che fino al 1938 era il centro dell’attività sulla sponda nord della città. Adesso fa parte del National Maritime Museum ed è usato come ormeggio per le navi storiche. Visitiamo l’Eureka, un ferryboat a ruote laterali costruito nel 1890, che traghettava treni tra lo Hyde Street Pier e le contee a nord della baia. Portava ben 2300 passeggeri ed era il traghetto più grande dei suoi tempi. Ma la vera star del Pier è il veliero Balclutha varato nel 1886 che viaggiava tra la California e la Gran Bretagna portando frumento e carbone. Che impresa doveva essere a quei tempi! Tra le altre imbarcazioni ci incuriosisce il rimorchiatore dal nome epico: Hercules. In un negozio fornissimo di souvenir acquistiamo un bellissimo modello in bottiglia del Balclutha che metteremo insieme agli altri raccolti nei nostri viaggi.

  

Visitiamo poi The Cannery (ex stabilimento Dal Monte) trasformata in centro commerciale con un museo all'interno e The Anchorage Shopping Center. Lungo la strada del ritorno ci imbattiamo in una donna sui trampoli che con vistosa parrucca ad occhialoni canticchia per attrarre clienti nel centro commerciale ed  io commento: “che si fa per campare!”  Il ritorno in cable car ci riserva una sorpresa …. Andando  su e giù per le strade della città, aggrappato come un equilibrista ad uno dei piantoni della vettura con una mano e reggendo con l’altra mano la videocamera, faccio delle riprese mozzafiato, ma a un certo punto rallentiamo e vedo il manovratore in seria difficoltà nel governare il cable car ed il frenatore in affanno. Sentiamo dire che sono cose all’ ordine del giorno e che a breve arriveranno i tecnici. Manco a dirlo e arriva il servizio assistenza che in pochi minuti sostituisce l’ apparecchiatura di aggancio della vettura al “cavo” permettendoci di continuare il tragitto. 

  

5 Giorno - Ultimo giorno a San Francisco

La mattinata è tersa ma fredda; speriamo di vedere l’ Oceano e torniamo sulla costa dirigendoci verso Ocean Beach, un po’ più a sud di dove eravamo ieri. La maggior parte del confine occidentale di San Francisco è delimitata da questa vasta distesa di sabbia. Per quanto splendida se vista, la spiaggia è pericolosa per le acque gelide e la forte corrente subacquea, comunque ci sono tanti ragazzi che fanno surf sfidando temperatura ed onde. Il panorama è suggestivo: l’ oceano dà quella sensazione di immenso che emoziona ed allo stesso tempo intimorisce. Uccelli marini ci sorvolano incessantemente ed il loro canto è l’ unico rumore che si sente unito a quello della risacca e delle onde. Percorriamo la battigia in compagnia di tanta gente accorsa per la splendida giornata di sole e bagniamo almeno le mani nell’ acqua ma Bianca viene investita da un’ onda troppo veloce e  finisce coi piedi a mollo!

 

Romanticamente scrivo sulla sabbia “Bianca, Carlo, l’oceano”. 

Ci dirigiamo a Japantown, un angolo di Giappone nel cuore di San Francisco, ciò che per i cinesi è la vicina Chinatown, ovvero un punto di riferimento culturale e commerciale per la comunità originaria di quel Paese. Nel cuore del complesso, incentrato su una pagoda di cinque piani, alta 22 metri, c’è il Pagoda Garden e una serie di negozi e ristorantini tipici. Ci fermiamo a lungo per assaporare profumi e sapori dell’ ambiente nipponico.

Domani partiamo per lo Yosemite National Park distante 336 km a sud-est di San Francisco.

 

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