San Juan Chamula: tra religione e riti magici

In un viaggio in Messico fai da te, non si può saltare una tappa straordinaria, espressione di una cultura antica e carica di misticismo, San Juan Chamula.

E’ un piccolo villaggio, poco distante dalla più conosciuta San Cristobal de las casas, nella verdissima regione del Chiapas a oltre duemila metri di altezza. Ci si arriva facilmente e pagando pochi pesos con un collettivo dal mercato di San Cristobal.

Il collettivo ti abbandona poco distante dal centro cittadino. Il mio consiglio è di visitare San Juan Chamula di domenica, per non perdere il coloratissimo mercato. Pochi passi a piedi dalla fermata del collettivo e ci si ritrova immersi tra peperoncini, fagioli e spezie profumate. E’ facile incantarsi davanti a borse, camicie fiorate, scarpe di cuoio intrecciato e oggetti di artigianato di ogni tipo.

 

 

Ma sono gli abitanti ad affascinare di più con i loro abiti tradizionali, le ampie gonne di lana nera strette in vita da cinture di stoffa e le camicie di seta ricamate delle donne,  i cappelli a falda larga degli uomini. Qui non si parla spagnolo ma un dialetto che ricorda l’antico linguaggio Maya, incomprensibile.

 

Ma il vero motivo che spinge i visitatori ad arrivare a San Juan Chamula è la chiesa dalla facciata bianchissima e le maioliche verdi, dedicata a San Juan Bautista.

Questa chiesa è in grado d trasmettere curiosità e timore allo stesso tempo. Qui la religione cattolica e i riti pagani si fondono: è la massima espressione del sincretismo religioso.

E’ una chiesa cattolica, ma non vengono celebrate messe. Il prete arriva una volta l’anno, ma per il resto del tempo la chiesa è autogestita dalla popolazione locale.

Dopo aver pagato una piccola tassa, si accede alla parte interna della chiesa. Purtroppo non è possibile scattare fotografie, perché gli abitanti del posto credono che in questo modo venga catturata la loro anima.

 

Le pareti sono ricoperte di teche con statue di santi di ogni tipo, da Sant’Antono da Padova, alla Vergine del Guadalupe.

L’interno della chiesa è nella semi oscurità, rischiarata dalle piccole candele posate sul pavimento coperto di aghi di pino dove famiglie intere recitano preghiere incomprensibili, inginocchiate in piccoli gruppi. Alcuni di questi sono presieduti da veri e propri stregoni.

Alcune famiglie portano con loro piccole galline e uova. Mi è successo di osservare una famiglia che praticava un rito tradizionale, una donna passava le uova sulla testa delle bambine tenendo tra le gambe incrociate una gallina. Mi spiegano che è un rituale che permette di trasferire tutto il male alla gallina, poi sacrificata nella stessa chiesa.

Fa parte del rituale anche espellere il male con la bocca, attraverso sonori rutti. Per lo scopo la popolazione indigena ricorre ad un largo uso di Coca Cola o a ad un liquore fortissimo, il posh.

E' difficile non rimanere affascinati e scossi allo stesso tempo da questo luogo, dove le radici più antiche si mostrano ai visitatori con tutta la loro forza, tra rituali magici e preghiere.

 

 

 

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