Il giro del mondo a tavola: 10 piatti tipici da provare

“Soltanto gli idioti non sono buongustai", parola di Guy de Maupassant. Persino una come me che sa cucinare al massimo un uovo fritto riconosce il piacere di un buon piatto. 

Del resto sono cresciuta con i veri capolavori della cucina pugliese, dalla focaccia alla tiella di patate riso e cozze, come potrei non essere una buongustaia?

Se le origini pugliesi, innaffiate da olio extra vergine di oliva, incontrano una grande passione per i viaggi non può che nascere una curiosità sproporzionata per culture e tradizioni diverse, culinarie s’intende!

E allora bisogna provare i piatti tipici delle diverse cucine del mondo, sperimentare profumi e sapori, anche a costo di rimanere profondamente disgustati. Eh si, perché è facile spacciarsi per sperimentatori quando si assaggia una paella valenciana, ma avete mai provato un durian? Il famosissimo e apprezzatissimo frutto malesiano, ha un odore nauseante e un sapore ancora peggiore.  Provare per credere!

Ma proviamo a girare il mondo con un coltello e una forchetta in mano! Ecco una brevissima e non esaustiva...

Lista di 10 piatti da provare assolutamente

BELGIO: MOULES-FRITES. Nient’altro che cozze bollite accompagnate con patatine fritte. Si lo so, può sembrare un sacrilegio ma un belga ne va ghiotto soprattutto se ci beve su dell’ottima birra locale.

 

 

BRASILE: FEIJOADA.  Il nome parla chiaro; fagioli, fagioli e fagioli.  Non esiste una ricetta unica, ma decine di varianti. A me non dispiace la versione con carne di maiale. Per fortuna si accompagna con riso bianco e insalata, così da mettere a posto la coscienza e fettine di arancia per facilitare la digestione.

CINA: RAVIOLI AL VAPORE. Dimenticate quegli strani intrugli dei ristoranti cinesi in Italia. Sono fatti da un impasto molto sottile e hanno un ripieno di carne di maiale condita. E infine cotti al vapore in cestelli di bambù. I migliori? Assaggiateli nel giardino Yuyuan a Shangai.

 

 

INDIA: TANDOORI CHICKEN. Pollo incredibilmente speziato, dal colore che va dal rosso all’arancio a seconda delle spezie utilizzate, principalmente chili. Viene servito con lo yogurt. Il nome? Deriva dal forno in cui la carne, infilata in grossi spiedi, viene fatta cuocere.

RUSSIA: BORSCHT. Una zuppa violacea a base di radici di barbabietola, servita fredda con panna o bollente con le patate. Da abbinare ad un’ottima vodka.

USA: HAMBURGER. Ok sembrerà banale, ma vi assicuro che nel posto giusto, preparato con carne di prima scelta e un panino degno di questo nome è una goduria. Il colesterolo festeggia…

PERU’: CEVICE. Non è altro che pesce marinato nel limone, condito con alcune spezie come il peperoncino e il coriandolo, che personalmente non è nelle mie corde. Da gustare con un’ottima birra nera. Una sola accortezza: scegliere con cura il posto dove assaggiarlo: è pur sempre pesce crudo! Ho ancora il vivido ricordo di una notte di sofferenza dopo una cena a base di cevice…

 

MAROCCO: TAJINE. E’ un piatto di origine berbera, a base di carne in umido e verdure. Gustosissima la versione con prugne e mandorle. Se avete anche l’onore, come è capitato a me, di gustare questo piatto cucinato da una famiglia del posto usando pezzi di pane al posto delle posate, non vi dimenticherete facilmente di questa esperienza.

MESSICO: BURRITO. Morbida tortilla di farina riempita con carne di bovino, pollo o maiale, chiusa e accompagnata con riso, fagioli e salse in diverse varianti. Io adoro il guacamole, salsa a base di avocado dalla preparazione semplicissima anche per chef incompresi come me. Ovviamente il tutto va innaffiato con ottimo margarita e se ci prendete gusto non preoccupatevi…hanno inventato i taxi per questo!

 

GIAPPONE: KATSUDON. Vi aspettavate il sushi vero? Ma era troppo scontato e incredibilmente light. Meglio questo piatto a base di cotoletta di maiale impanata e fritta, condita con uova e appoggiata su una ciotola di riso caldo. Una decorazione di erba cipollina può rendere il piatto più gradevole...anche alla vista.

Ho stuzzicato il vostro appetito? E allora sperimentate, sperimentate e sperimentate. E se siete piccoli chef replicate le ricette una volta tornati. Sarà come sentirsi ancora in viaggio. Non dimenticate di invitarmi però!

 

 

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