Turchia mon amour

 

TURCHIA MON AMOUR

 

Anni fa mi sono innamorata della foto che una mia amica teneva sul desktop del suo portatile: tante mongolfiere colorate che sorvolano una valle brulla piena di strane pietre a punta. Non sapevo ancora che era la Cappadocia, Turchia, e mai avrei creduto di andarci, invece l'avventura è iniziata l'anno scorso a Istanbul ed è proseguita per steppe, deserti, laghi salati, paesaggi lunari unici al mondo, fino a coste dal mare trasparente.

Siamo partiti che eravamo un gruppo di 13 persone. A Istanbul ci siamo fermati solo tre giorni perché c'erano troppe cose da vedere e avevamo solo due settimane di tempo. E' nel quartiere di Sultanahmet che si vede il vero Oriente con la Moschea Blu, Aya Sofya e poco più distante,  il palazzo Topkapi, reggia del Sultano e del suo harem. 

 

Moschea blu

 

Poi attraversi il ponte sul Bosforo e d'incanto ti trovi di nuovo in Europa, a Beyöglu, antico quartiere, il più autentico e pittoresco della città, con sue le stradine ripide che salgono fino a piazza Taksim, piene di negozi di musica, souvenirs e dolci, subito riconoscibile perché dominato dalla torre Galata.   

 

Torre Galata by Night

 

 

Beyöglu

 

È qui che si mangia il famoso panino con il pesce (chi l'ha mangiato dice che sia squisito ma io non ne ho avuto il coraggio perché viene pescato sotto al ponte dove passano tutto il giorno i traghetti!). E poi sì, faceva caldo, tanto caldo, ma per fortuna puoi vestirti come vuoi, anche nella parte asiatica, quella più integralista. Sono abituati ai turisti e nessuno ti dice niente, anche se qualche turco si mette a seguirti per metri e metri, a distanza, per fortuna, e nei mezzi pubblici ti si appiccica addosso anche quando sono quasi vuoti!

Il taxi non costa tanto ma c'è da dire che i tassisti che abbiamo incontrato noi (e credo anche gli altri) non parlavano inglese e quindi era un problema chiamarli e spiegar loro di venirci a prendere! E poi come non dimenticare (anche con qualche maledizione) il canto del Muezzin che ci svegliava puntuale alle 4 di notte, di ogni notte, esortando i fedeli alla preghiera. Quello ci ha accompagnato per tutto il viaggio.

Abbandoniamo la città e prendiamo il treno veloce per Ankara e da lì proseguiamo con il minibus. Intorno a noi c'è solo la steppa per km e in mezzo, il lago salato Tuz Gölü, uno dei più grandi del mondo e che in estate è quasi prosciugato, tanto da poterci camminare e prendere il sale con le mani. Surreale.

 

 

Tuz Gölü

Il viaggio dura tante ore, io me ne ricordo sei, ma non saprei dire con precisione. Finalmente la sera arriviamo ad Avanos, Cappadocia, punto strategico per visitare Goreme e il suo museo a cielo aperto, con le sue chiese rupestri scavate nella roccia e poi dopo, la Love Valley, la Valle dell'Amore. In quel momento ho capito perché la chiamano così: per l'aspetto di quelle pietre allungate, dall'aspetto fallico. Sono poetici i turchi, a me era venuto in mente tutt'altro…

 

Love Valley

 

Love Valley

Uno spettacolo che ti lascia senza parole. Love Valley, la Valle dell'Immaginazione e i Camini delle Fate. Ti senti Alice nel Paese delle Meraviglie perché dietro ogni angolo può spuntare una creatura magica. Ricordo in tutto questo  il caldo terribile (l'avevo già detto che era caldo?) e i cani randagi e le persone sdraiati all'ombra, ma in effetti le due del pomeriggio non sono proprio l'orario ideale per fare escursioni!

La sera siamo andati all'hammam, il mitico bagno turco (c'è chi ci era già stato a Istanbul e pare che quello fosse più bello). Anche quest'esperienza è veramente particolare, da fare almeno una volta: ti metti in fila ad aspettare il tuo turno con un asciugamano addosso (e il costume da bagno sotto, almeno tutte le italiane, le asiatiche no, loro erano molto più nature e spirituali), seduta su una panca di pietra bagnata. Dopo 10 secondi il tuo asciugamano è già intriso d'acqua ma non fa niente, è bello così, e intanto osservi le altre, sdraiate su una base di pietra esagonale al centro della stanza, insaponate dalla testa a piedi, massaggiate da donnone robuste che parlano e scherzano tra sé in turco. Poi ti fanno qualche complimento usando le pochissime parole inglesi che conoscono: beautiful girl! You sexy! E poi per scherzare ti tirano secchiate di acqua calda addosso quando meno te l'aspetti, e scoppiano a ridere!

La cosa più strana è che ti lavano i capelli ma non te li asciugano, quindi esci di lì con i capelli fradici, ma con quel caldo si asciugano in un nanosecondo. Certo, la messa in piega è quella che è.

La notte stessa, i più coraggiosi di noi si sono alzati all'alba per fare il giro in mongolfiera, proprio quelle della foto che mi piaceva tanto, e chi c'è salito (io no, da brava cagasotto e poi subito dopo amaramente pentita) ha detto che è stata una delle esperienze più belle della vacanza e che è stato colpito dal silenzio incredibile che c'è a quell'altezza.

 

 

Mongolfiere in Cappadocia

 

Durante il viaggio erano diventati un "must" insalata e pomodori a colazione (loro usano così) e i gozleme a pranzo, un pane tipico fatto a mano e cotto in padella, ripieno di verdure formaggio o carne, o tutte queste cose insieme. Come ho già detto i turchi non parlano inglese quindi loro ti chiedevano sempre che cosa mettere nel ripieno,  poi però facevano di testa loro e alla fine gli ingredienti erano sempre a sorpresa.

Se dovessi fare la top 3 dei momenti più belli del viaggio, al primo posto metterei la Red Valley. Si chiama così perché al tramonto le rocce assumono un particolarissimo colore rosa.

 

 

 

Red VAlley  

Noi alloggiavamo al Kizilvadi Hotel che, di hotel, ha ben poco perché non ci sono camere dove dormire. No, lì si dorme tutti insieme in una grande terrazza sotto le stelle e se piove, c'è la chiesa rupestre dell'ottavo secolo che a me ricorda molto di più una grotta. Niente letti, ma una pace e un senso di avventura indescrivibili. Il Kilzivadi è l'abitazione di una famiglia che ha deciso di ospitare viaggiatori. È nascosta nella valle e per raggiungerla devi scendere un po' di scale ripide, scavate nella roccia. Non si vede dalla strada. Man mano che scendi ti allontani dalla civiltà fino a trovarti in un'oasi nel deserto, con alberi da frutto e piante, e orti, e intorno il canyon, brullo e inospitale. Un paesaggio unico, stupendo.

 

Vista dal Kilzivadi Hotel

Terrazza

Abbiamo posato i nostri bagagli e fatto un trekking di due ore e mezzo lì intorno, guidati da Melissa, la figlia 14enne dei proprietari del posto, che ormai esperta del sentiero, ci ha fatto prendere stradine strette e fatto salire scale di legno a pioli ripide e scendere per qualche dirupo (fattibile). Ci siamo divertiti tantissimo!

 

Melissa

 

La mattina dopo siamo ripartiti (un po' anchilosati e sabbiosi: ci era toccata la chiesa-grotta perché minacciava pioggia) rientrando gradualmente nella civiltà, destinazione: Olympos, nella costa sud.

Ed ecco il secondo posto della top 3: La spiaggia di Olympos è definita la "spiaggia degli hippie" perché è selvaggia. Ogni tanto passa qualche cane randagio che se ne sta per conto suo, senza avvicinarsi mai troppo. La spiaggia è quasi vuota e per raggiungerla abbiamo attraversato un tratto di strada dove ci sono antiche rovine (per questo, se ci vai dopo le 8.30-9 di mattina, devi pagare l'entrata perché non te le fanno visitare gratis). Intorno, roccioni a picco, coperti di vegetazione, sei in mezzo alla natura.

 

 

Olympos

Al contrario di Olympos, Kas invece, è molto turistica, ma anche molto carina e piena di vita, di negozi di souvenirs e di spezie (immancabili) e di negozianti che te ne danno sempre il triplo di quella che chiedi!

Da Kas ci siamo poi imbarcati per Kastellorizo, un'isoletta a solo un km dalla costa che però… è greca, ed è diventata famosa perché Salvatores ci ha girato Mediterraneo.

Si è guadagnata il terzo posto, per me. 

Abbiamo lasciato per un giorno le coste turche e abbiamo incontrato quelle greche. Ancora un'altra dimensione. La musica era cambiata, letteralmente!

A Kastellorizo non esistono discoteche o pub, non c'è vita notturna ma sul porto si sentiva musica greca che usciva dai ristoranti o dai bar e mi veniva da ridere perché fino a un'ora prima avevo sentito quella turca e mangiato kebab. Qui moussaka, feta e polpo al sugo (mamma mia…)

Abbiamo cercato ovunque la spiaggia di quella famosa scena del film dove Diego Abatantuono scappa cercando di non essere travolto da un aereo. Qualcuno ha detto che c'era, qualcun altro no. Credo che non lo saprò mai. Noi non l'abbiamo vista.

Lì i ritmi sono lenti, la gente non esce con quel caldo. Solo noi matti eravamo in giro. Nel porticciolo c'erano dei pescatori che pulivano il pesce, in compagnia di qualche gatto che sbavava sotto, sperando che gliene cadesse un pezzo in bocca. Questo è il posto adatto per uno scrittore che vuole stare in solitudine, in cerca dell'ispirazione giusta, ascoltando solo il rumore del vento e del mare. Dopo la seconda guerra mondiale, quest'isoletta è stata lasciata un po' a se stessa.

 

Porto di Kastellorizo

 

Vie interne

 

Ormai la vacanza sta volgendo al termine, la tappa seguente è Oludeniz, uno strano paesotto fantascientifico pieno di luci stroboscopiche e suoni, discoteche, pub, musica e negozi aperti anche dopo cena. Tutto quello che mancava a Kastellorizo, è qui. Siamo passati da un estremo all'altro. Al contrario che sull'isola greca, qui si vive solo di notte. Ci siamo fermati solo un giorno, era una meta di passaggio per arrivare in un posto da favola che attira turisti da tutto il mondo. In questo racconto non posso dimenticare Pamukkale, fonti termali naturali, dove puoi camminare scalzo e mettere i piedi nelle vasche di acqua calda e farti qualche maschera di fango. Anche questo è un paesaggio surreale, di un bianco accecante. In turco significa: "Castello di Cotone" perché le sue scogliere candide assomigliano abatuffoli di cotone o a nuvole, o a distese di neve e cristalli luccicanti. Un capolavoro della natura, una tappa obbligatoria. 

 

Pamukkale

 

Il viaggio si è concluso a Izmir (Smirne) dove abbiamo preso l'aereo per l'Italia.

Ho tralasciato alcune tappe ma scrivendo mi sono resa conto di quante cose abbiamo visto e di quanto sia stato bello questo viaggio. Mai avrei pensato che la Turchia ci riservasse tutto questo. È una terra da scoprire.

 

 

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