Ad Amsterdam, tra squatter e locali alternativi (seconda parte)

È mercoledì, mentre cerco di organizzare l'incontro con Erik per la sera e intanto, cerco di immaginare chi sia. Mi aveva inizialmente detto che per lui andava bene incontrarsi la mattina e non la sera: comincio a pensare che stia occupando una casa con altre persone, magari con la sua famiglia. Potrebbe avere dei bambini e a una certa ora sarà il caso che vadano a dormire. Insomma, probabilmente non può fare come gli pare.

Scambio di messaggi con Erik: stavo pensando di andare all'Antarctica, una ex scuola occupata in Amundsenweg, nel quartiere di Bos & Lommer, 5 chilometri dal mio ostello.

"For four years the wildest stories are being told about this magical place. Twenty young adventures found a place to live under its roof. They built walls, bathrooms and kitchens, installed gas, water and electricity. A tight community flourishes and the story goes that even two babies came forth out of this gathering of spirits... In this way a direct solution is provided for two urgent problems in our city: vacant buildings and housing shortage. A group of people without a roof and a roof without people elegantly come together as a puzzle with two pieces."

 

Ed Erik abita lì vicino! Tento il tutto per tutto: fuggo dal congresso, prendo di corsa il treno per la Centraal Station, lascio borsa e zaino in ostello e ancora di corsa alla fermata del 18, un autobus che dovrebbe arrivare a due passi dalla vecchia scuola. Cinque minuti ed ecco l'autobus, in perfetto orario con la tabella della fermata e...'stardo, non si ferma mica! Finora tutti gli autisti e controllori sono stati gentilissimi pure se gli facevo delle domande idiote, proprio adesso mi doveva capitare lo scemo del villaggio?

Ancora di corsa, alla fermata successiva passa il tram, lo prendo, altra fermata, mappa (non è facile orientarsi ad Amsterdam, specie se non hai una cartina con te!), altro bus.

Erik mi ha dato il contatto di una persona dell'Antarctica: "vai lì e poi ci incontriamo da me verso le 10.30", mi ha scritto con un messaggio. Mentre leggo il messaggio, l'autobus devia dal suo percorso...ci sono dei lavori per strada! Scendo, un ragazzo mi indica la strada: almeno un chilometro! Le 10.30, chiamo Erik: è tardi, decidiamo di rimandare a domani, poco prima di ripartire. Ma proseguo per l'Antarctica.

Raggiungo finalmente il posto. Suono due volte come indicato fuori dalla porta e mi viene ad aprire un ragazzo, Tijco, che mi fa entrare dicendomi di parlare a bassa voce, stanno proiettando un film. Italiano. "Il caimano" di Nanni Moretti! Sembra che io non sia mai andato via dall'Italia...o me la sono portata appresso? La proiezione, prevista qualche giorno prima, è stata rimandata al martedì post-elezioni.

Mi avvicino a Tijco, mi presento e comincio a chiedere informazioni e un po' di cose di lui e di questo Antarctica. Inizialmente molto sospettoso, quando gli chiedo una birra si scioglie e sorride pure lui. Ha capito che non sono "pericoloso" e che sono veramente venuto a scrivere un articolo.

Tijco fa squatting da 3 anni e mezzo: la situazione all'Artarctica è tranquilla, la polizia non sembra avere intenzione di sgombrarli. In generale è sempre più difficile fare squatting e da due anni è una pratica illegale, anche per i posti abbandonati e soprattutto non è necessario essere beccati in flagranza di reato: anche se ho occupato un anno fa sono passibile di denuncia.

Antarctica è una vecchia scuola, quella nuova è accanto; gli occupanti hanno un buon rapporto con il quartiere anche per questo motivo: nessuno da fastidio a nessuno e non si vogliono creare situazioni critiche nelle vicinanze dei bambini. Il mercatino dell'usato che si svolge ogni domenica all’interno del vecchio edificio è forse l'evento che unisce di più gli abitanti del quartiere.

 

Si è fatta l'una di notte, saluto i ragazzi e torno all'ostello: mi aspetta una bella sfacchinata e un bel tragitto a piedi prima di arrivare alla fermata più vicina.

 

Giovedì mattina. Faccio le valigie o meglio, faccio lo zaino, quello in cui sono riuscito a impacchettare maglie, calzini, computer, cavi, libri, un paio di scarpe di ricambio, portate per sicurezza: una di quelle che porto si era rotta pochi giorni prima e l'ho sistemata con un metodo tutto mio...

 

 

L'appuntamento con Erik è alle 15.30, a poca distanza dall'Antarctica. Rivedere quelle strade con la luce del giorno fa un altro effetto: c'è più vita, tanti ragazzini che tornano dalle scuole e, come molte periferie europee, moltissime persone provengono da altri continenti. Dalla fermata in cui scendo (oggi niente lavori in corso?), torno indietro di poche decine di metri e passo attraverso una specie di arco che collega due palazzi: mi ritrovo in una piazza, sulla sinistra un giardino e sulla destra un edificio bianco e lungo ad un solo piano, con tante botteghe di generi alimentari, frutta e verdura. Arrivo al civico indicato da Erik: c'è la vetrina di un salone, 4 computer accesi su cui sembrano girare dei videogame anni 90 e un vecchio "coin-op": sì, proprio uno di quegli scatoloni che trovavo da piccolo nelle sale giochi.

 

 

Busso e, dalle scale di fronte alla porta, scende Erik....eeeeee,mi dispiace ragazzi, dopo tanta fatica, per ragioni di sicurezza (sua), non posso farvi vedere una foto "vera" di Erik. Però una idea ve la posso dare: eccolo qui, accanto ad una della opere in mostra nella sua galleria. 

Ha tutto l'aspetto di un personaggio raccomandabile, vero? Scherzi a parte...

Chi è Erik?

Chiaccherando, in pochi minuti le mille versioni che avevo immaginato la sera prima, di lui e della sua vita, di famiglie e figli e lavori, vengono abbattute una ad una. Non ha una famiglia. Non condivide casa con nessuno. È una persona che, come un po' tutti, la sera vuole andare a dormire in santa pace!

Ha cominciato a fare squatting nel '96 a Berlino e dal 2006 è ad Amsterdam. Da 3 anni occupa questa abitazione in cui è solito ospitare exhibitions di artisti di ogni genere e origine: questi computer sono stati programmati con delle opere interattive da un’artista polacca.

Com'è il rapporto con le forze dell'ordine e con gli abitanti del quartiere? La polizia passa circa ogni tre mesi, una pura formalità. La gente che abita in zona non è molto interessata al suo atelier, chi viene a vedere queste opere fa parte di altri giri: altri squatter e ragazzi di altri quartieri, che gli riempiono la casa durante le mostre.

Mentre parliamo, mi sposto con lui dal salone in una specie di cucina-garage: pezzi di biciclette e computer, scatoloni vari. "Vuoi un caffè?" mi dice mentre setaccia una confezione di pomodorini alla ricerca di qualcosa da buttare..."Ok!", accetto, domani avrò sicuramente la mucca pazza e l'aviaria insieme.

"A giugno probabilmente mi cacceranno fuori."

"Dove andrai?"

"Penso di ritornare a Berlino. Li vedi gli scatoloni? Ho già cominciato a impacchettare le mie cose. Quanta roba si accumula in tre anni!"

"Sei di Berlino?"

"No, vengo da un villaggio in Danimarca."

"Come ti sembra la situazione qui in Olanda, con le nuove leggi sulle occupazioni?"

"È tutto più difficile. Sicuramente è una manovra elettorale: chi abbandonava una abitazione non può aver trovato improvvisamente i soldi per ristrutturare. Comunque molti padroni avevano già tentato di fare una controrivoluzione, “inserendo” nelle loro abitazioni degli occupanti da loro autorizzati oppure...inviando delle persone a mettere paura agli squatter...antikraak, li chiamano!"

"Antikraak...forse il nome Artarctica, oltre che all'indirizzo (Amundsenweg) è legato ad antikraak?"

"No, non credo. E dire che anche lì hanno provato la stessa cosa. Comunque in generale la storia degli antikraak non ha funzionato. La violenza, non ha funzionato. Per cui sono ricorsi alla legge."

"Già! Hai una motivazione politica per fare squatting?"

"No. Occupo perché mi va di occupare. Un po' per necessità e un po' per convenienza."

 

Epilogo

Ci salutiamo, gli faccio un grande in bocca al lupo. Vado a riprendere l'autobus e mi dirigo all'aeroporto.

È il 28 febbraio, giovedì, sono le 5 del pomeriggio: l'incontro è stato breve rispetto a tutta la fatica e all'attesa. Ma ne è valsa la pena!

A Roma, a Milano, in tutta Italia, la realtà delle occupazioni è presente e molto diversa: esplosa nel secondo dopoguerra, ha visto negli anni 80 un cambiamento di rotta. Alla necessità puramente abitativa, di avere un tetto sopra la testa, si è aggiunta quella di ricreare spazi comuni, una situazione più simile a quella di Tijco e dell'Antarctica.

Sono contento: è stata un'avventura urbana alternativa, una delle mille strade che possiamo percorrere ogni giorno. 

 

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